Diario
La storia di Come fossi niente
Ci sono canzoni che nascono in pochi minuti e altre che impiegano anni per trovare la loro forma.
“Come fossi niente” appartiene alla seconda categoria.
Non è nata da un momento preciso, ma da una serie di emozioni, ricordi e domande che hanno continuato a tornare nel tempo. Quelle sensazioni che sembrano allontanarsi e che invece restano lì, silenziose, ad aspettare il momento giusto per essere raccontate.
Il brano parla di assenza, ma non solo.
Parla di ciò che accade quando una persona, un legame o una parte della nostra vita smette di esistere come prima. Di quel vuoto che rimane e del modo in cui proviamo a conviverci.
Molte delle immagini presenti nel testo nascono da esperienze reali, ma la canzone non racconta una storia specifica. Racconta piuttosto una sensazione. Quella di sentirsi improvvisamente lontani da qualcosa che sembrava impossibile perdere.
Quando ho iniziato a lavorare al progetto Arké, sapevo che questa sarebbe stata una delle prime canzoni da pubblicare.
Non perché fosse la più semplice o la più immediata, ma perché rappresentava perfettamente il punto di partenza del percorso. Dentro ci sono molti degli elementi che ancora oggi definiscono la mia musica: la memoria, l’assenza, il cambiamento e la ricerca di un significato nelle cose che restano.
La pubblicazione di “Come fossi niente” ha segnato l’inizio di qualcosa di concreto.
Per la prima volta quelle parole, rimaste per anni tra appunti, bozze e registrazioni, hanno trovato una forma definitiva e hanno iniziato il loro viaggio verso altre persone.
Ogni ascolto, ogni playlist, ogni passaggio radiofonico e ogni messaggio ricevuto dopo l’uscita del brano ha aggiunto un nuovo frammento a quella storia.
Questo articolo non è il racconto di una canzone conclusa.
È il racconto di una canzone che continua a vivere ogni volta che qualcuno la ascolta e vi ritrova qualcosa di sé.
